Depressione e attivazione cerebrale



La depressione è classificata, in termini diagnostici, come un disturbo dell’umore. Questa condizione è molto diffusa tra le persone, in Italia colpisce il 15% della popolazione, con manifestazioni più frequenti in fasce di età comprese tra i 20-40 anni e in particolare nelle donne.
I sintomi più caratteristici sono per l’appunto un umore depresso, una mancanza d’interesse, di motivazione/piacere nell’intraprendere qualsiasi tipo di attività, irritabilità, stanchezza e senso di fallimento. La depressione, in effetti, colpisce e modifica il modo di pensare a sé stessi e agli altri, il modo di elaborare le emozioni, interferisce sul riposo notturno e sulle abitudini alimentari, quindi in generale ha effetti considerevoli sull’intera sfera cognitivo-affettiva dell’individuo. Essa è una condizione che coinvolge la mente e il corpo, in cui coesistono fattori biologici, genetici e psicologici, e quindi, anche il funzionamento cerebrale mostra delle attivazioni caratteristiche nella condizione depressiva. 



Numerosi studi hanno rilevato che nelle persone depresse è possibile osservare un’asimmetria nell’attivazione delle aree cerebrali, in particolare una minore attività nel lobo frontale sinistro rispetto al destro. Questo differente stato funzionale non è per nulla singolare, dato che, l’emisfero sinistro è maggiormente connesso alle emozioni e ai ricordi positivi, alla motivazione e all’approccio, mentre, psicologicamente, la depressione è associata a pensieri negativi ricorrenti, perdita di interesse e rifiuto.
Inoltre, secondo altri studi, i soggetti depressi mostrano un aumento delle sincronizzazioni su tutte le frequenze dell’attività elettrica cerebrale che sarebbero collegate a disfunzioni in diversi network del cervello. Sappiamo, infatti, che l’attività cerebrale, ossia i ritmi cerebrali, sono anche associati alla regolazione di neurotrasmettitori, che nel caso particolare, modulerebbero il rilascio di serotonina, una sostanza chimica coinvolta nel controllo dell’umore. In questo caso, quindi, ci sarebbe un’iperattivazione cerebrale alla base dei sintomi depressivi con conseguente perdita di flessibilità cognitiva. 

È opportuno quindi, sottolineare che, in associazione ai sintomi depressivi, possono essere osservate alcune attivazioni disfunzionali nel cervello e che è possibile intervenire non farmacologicamente su di esse. Infatti, attraverso il trattamento di Neurofeedback, la persona depressa può imparare a controllare il livello delle sue attivazioni cerebrali e ripristinare un adeguato funzionamento. Certo il training cerebrale non può da solo eliminare le cause della depressione, ma attraverso questo trattamento si impara ad assumere un diverso stato mentale che influirà positivamente sul tono dell’umore e consentirà una maggiore consapevolezza rispetto alle problematiche.