ADHD: un futuro (molto prossimo) senza Ritalin


Dall’ospedale pediatrico Floating Hospital, Tufts Medical Center, arriva l’incoraggiante conferma dell’efficacia del Neurofeedback per il trattamento non farmacologico dei disturbi da iperattività e deficit di attenzione (ADHD).


È, infatti, sempre più crescente il numero dei bambini in tutto il mondo a cui viene diagnosticata la sindrome da ADHD, caratterizzata da impulsività, iperattività e difficoltà di concentrazione, e che spesso prevede l'utilizzo di farmaci come il Ritalin, non privi di effetti collaterali. Vale la pena, inoltre, sottolineare che è indispensabile cogliere precocemente i sintomi di questo disturbo in modo da non sottovalutare la difficoltà che accompagna tutta la sfera relazionale e partecipativa del bambino (famiglia, scuola e amici). In relazione a ciò, la strategia d’azione più efficace è sicuramente un approccio globale, che tenga conto della sfera psicofisiologica e preveda interventi educativi mirati.

Lo studio sperimentale, pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics, ha coinvolto 104 bambini di cui alcuni hanno sostenuto delle sessioni di Neurofeedback training, mentre altri hanno costituito il gruppo di controllo. Una volta terminato l’allenamento mentale, i bambini sottoposti al trattamento hanno mostrato miglioramenti nella concentrazione e nelle funzioni cognitive, a differenza del gruppo di controllo che non aveva ricevuto il training. Tali risultati positivi si sono mantenuti anche dopo sei mesi di distanza dal trattamento.

In particolare i bambini, durante le sessioni di Neurofeedback, dovevano imparare a controllare la loro concentrazione ed eseguire alcuni esercizi al computer, con l’aiuto speciale di un personaggio di un videogame, che si muoveva solo quando essi riuscivano a mantenere la concentrazione. Il feedback rappresentato dal personaggio del videogame è ovviamente un fattore molto importante nell’allenamento mentale con i bambini, perché fornisce un aspetto giocoso e divertente in grado di coinvolgerli maggiormente nel training.



La ricercatrice e medico Naomi Steiner, autrice della pubblicazione, spera che in futuro il Neurofeedback possa inserirsi nei programmi educativi rivolti agli studenti con bisogni speciali, divenendo sempre più una reale alternativa all’intervento farmacologico.