Rumori da impazzire!!

Se ti fa andare di matto il modo in cui alcune persone masticano, respirano, deglutiscono, sgranocchiano, succhiano, russano, scandiscono alcune sillabe… se non puoi tollerare il rumore dei condizionatori d’aria, i ronzii del computer, il tic-tac dell’orologio, il tamburellare con la penna o il cane che abbaia… non sei pazzo e non sei nemmeno il solo, forse soffri di un disturbo che si chiama Misofonia che ti rende insostenibile convivere con alcuni suoni comuni.



Nella misofonia la ridotta tolleranza o ipersensibilità verso determinati suoni scatena reazioni estremamente negative, stress e disagio psicologico spesso accompagnati a sentimenti di disgusto e di rabbia, stati di angoscia mentale e desiderio di allontamento dalla fonte sonora, con ripercussioni negative sulla qualità della vita e sulle interazioni sociali. Quando non è invece possibile allontanarsi dal rumore insopportabile (per esempio quando chi mastica o russa è un familiare o il partner, oppure il collega che mastica un chewing-gum a bocca aperta o che tamburella con le dita), si manifestano rabbia, frustrazione, attacchi verbali, rimproveri e talvolta scatti d’ira.

Uno degli aspetti peggiori del disturbo è convivere con le reazioni degli altri che non riescono a comprendere come il masticare o il modo di respirare possano essere disgustosi e intollerabili per un’altra persona. Il risultato è che le argomentazioni della persona che soffre di misofonia vengono fraintese, vissute come attacchi personali e non credute.

Sebbene dal 1990 Pavel and Margaret Jastreboff hanno coniato con il termine Misofonia, ovvero “odio dei suoni” , e l’audiologa Marsha Johnson ha definito la condizione come Sindrome da Sensibilità Sonora Selettiva (4S), questo disturbo è ancora sottostimato e poco conosciuto.
In generale si pensa che la misofonia sia un disordine neurologico associato ad una esperienza negativa nei confronti di un particolare suono. A differenza di altri disturbi, non si riscontra una disfunzione a carico dell’apparato uditivo (tinniti, acufeni, iper o ipo-acusia), ma piuttosto un problema nell’interpretazione cerebrale del suono e nella reazione ad esso. Quest’ultimo aspetto potrebbe essere legato ad una errata risposta del sistema limbico e del sistema nervoso autonomo che regolano, in noi, la cosiddetta reazione difensiva di attacco/fuga, cioè quel meccanismo che ci permette di evitare situazioni pericolose.

Perché alcune persone reagiscono in questo modo verso suoni così comuni e ordinari?

Tutti noi siamo disturbati da determinati suoni e questo dipende dal nostro modo di essere, dalle nostre esperienze personali, dalla nostra educazione e dal contesto che ci circonda. Il nostro cervello opera costantemente un confronto tra i segnali sonori che ci circondano e quelli che conserviamo in memoria per categorizzarli come importanti, innocui, pericolosi e così via. Ma come possono i rumori della masticazione o della respirazione scatenare reazioni talmente negative? Le persone che soffrono di misofonia forse non odono semplicemente i suoni ma li percepiscono in maniera emozionale. In altre parole quindi l’avversione verso un suono sarebbe dovuta al significato emotivo che la persona attribuisce ad esso. Alcune persone, per esempio, sono convinte che chi fa questi rumori insopportabili lo faccia intenzionalmente ed in maniera maleducata. Per altre il solo pensiero di udire quel suono è fonte di ansia e quindi l’idea di sentirlo nuovamente aumenta lo stress e l’ipersensibilizzazione verso quel rumore.

Attualmente per questa condizione non esiste un trattamento elettivo ma sono stati documentati alcuni casi di successo terapeutico o comunque di riduzione del disturbo attraverso la terapia cognitivo comportamentale, l’ipnosi, il neurofeedback e la terapia sonora. In particolare, attraverso l’utilizzo dell’ipnosi si può modificare il modo in cui alcuni suoni vengono registrati  e soprattutto interpretati dal cervello.