L'equilibrio psicofisico e il "being in the zone"




In campo sportivo e agonistico c’è un modo di dire che viene usato per definire il raggiungimento di uno speciale stato mentale di focalizzazione e concentrazione mentre la persona è intenta a svolgere una attività, ovvero “being in the zone”. Questo modo di dire si riferisce al concetto di flusso e venne introdotto dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi come condizione caratterizzata non solo dalla concentrazione sull’atto specifico, ma anche dalla motivazione e dalla gratificazione associate allo svolgimento dell’attività stessa.
Normalmente, ognuno di noi sa che ci si può concentrare su una determinata cosa e cercare di non farsi distrarre da altro, ma l’essere al centro del flusso vuol dire essere così assorbiti da una attività da arrivare ad escludere dalla nostra mente anche il concetto di tempo, le sensazioni spiacevoli e le sensazioni fisiologiche proprio come avviene nella trance agonistica.
Questo stato mentale di presenza nel flusso sembra distinguere i campioni sportivi e gli atleti migliori dai loro competitori proprio perché essi sono in grado di sperimentare uno stato di concentrazione in cui le sensazioni e le abilità motorie sono in completa armonia. Come è facile immaginare, questa condizione di essere nel flusso si rileva fondamentale non solo per la categoria sportiva ma anche per un grande varietà di persone che svolgono lavori in cui occorre grande concentrazione, coordinazione, capacità di gestire le distrazioni e lo stress (chirurghi, musicisti, dirigenti, operatori di emergenza, etc…)
Dal punto di vista cerebrale questa condizione di essere nel flusso corrisponderebbe ad uno stato in cui la persona sperimenta una fusione tra il pianificare e il mettere in atto, tra la percezione e l’azione, quello che viene chiamato binding (legame) ed è contraddistinto dall’emergere delle onde cerebrali gamma e da quelle alfa, ritmi che sono entrambi legati alla concentrazione e alla riflessione interiore. Lo stesso stato è associato alla meditazione e può essere facilmente indotto nei monaci che la praticano. Ciò che caratterizza questo stato è anche una coerenza e un bilanciamento nell’attività dei due emisferi cerebrali, infatti gli emisferi sono caratterizzati da alcune specifiche differenze nella regolazione del comportamento, in generale il destro governa la parte emotiva e il sinistro quella più razionale e cognitiva. Ma nessuno dei due emisferi può operare individualmente anche se spesso l’uno può sovrastare l’altro e questo incide sulle rappresentazioni, sui pensieri e sul vissuto emotivo di ciascuno di noi. Quando siamo nel flusso, al centro sperimentiamo la fusione e l’unitarietà con cui i due emisferi operano insieme e il risultato è una fluidità che caratterizza il pensiero e l’azione. È più chiaro ora che essere nel flusso non riguarda solo la performance agonistica ma può essere utile anche nel quotidiano, ogni volta che si ha la necessità di porsi lucidamente verso un problema, di immaginare come venir fuori da una situazione senza farsi sopraffare dalle emozioni, restando al centro del flusso.


Possiamo apprendere il modo di arrivare a questo stato di concentrazione attraverso la meditazione, la visualizzazione guidata e l’autoipnosi o agire dal punto di vista dell’attività cerebrale, stimolando la produzione delle onde gamma e alfa nel nostro circuito cerebrale con l’ausilio del Neurofeedback.
Attraverso le sedute di Neurofeedback è infatti possibile autoregolare la presenza di un determinato tipo di onde cerebrali tramite la loro visualizzazione direttamente sullo schermo del computer, in tempo reale.
Il Neurofeedback è per questo motivo ampiamente utilizzato da tempo in ambito sportivo e per il trattamento dei disturbi da stress, ansia, iperattività e deficit dell’attenzione, ma anche per tutte quelle situazioni in cui si osserva un eccessivo sbilanciamento nella connettività/sincronizzazione tra gli emisferi cerebrali come nei disturbi depressivi.